mercoledì 11 marzo 2009

Il curioso caso di Benjamin Paolo

Si diceva un tempo, e mi pare si dica ancora, che i buoni vini, gli austeri piemontesi, i grandi di Borgogna, la canzoni di George Hqarrison, migliorano col tempo. Assumono corpo, struttura, senso della posizione, visibilità. Rimetti un White Album qualunque che non ascoltavi da qualche annetto e senti quegli splendidi salti vocali della chitarra che piange. E oggi forse penseremmo al polpettone ai funghi con Brad Pitt, con il biondo protagonista che giorno dopo giorno si ritrova più giovane e forte. Modi diversi di invecchiare ringiovanendo, quello del Barolo e quello di Benjamin Button. Chi invecchiando acquista vigore e chi invece esperienza corpo e struttura gustativa.
Adriano Galliani, è uomo di gusto, e lo dimostra la splendida scelta di cravatte gialle che accompagna pressochè con qualunue tipo di vestito, dallo smoking alla tuta in acetato. Sa bene che per bere un Amarone ci vuole classe e impegno, non te lo puoi tracannare con la pizza al salame. Adriano Galliani, complice e causa la desolata pochezza pneumatica del suo portafoglio, dimentica spesso l'inevitabile, sillogistica conclusione del discorso. Il vino, come Benjamin, prima o poi finisce male. C'è chi diventa aceto, c'è chi muore dopo ottant'anni tra le braccia della propria moglie, in fasce, tra un vagito e l'altro.
Con questo allegro andazzo, la compagnia cantante Berlusconi-Galliani, testo di Apicella-Braida, pensa allegramente di rinnovare per un altro annetto i contratti del capitano Paolo Maldini e del vecchio quinto moschettiere Giuseppe Favalli. Niente da dire su quello che i due, soprattutto il primo per la verità, han fatto in carriera; niente da dire sul fatto che se fosse stato per i giovani Senderos e Bonera quest'anno avremmo dovuto davvero giocare un torneo di bocce; niente da dire, niente da dire. Però se andiamo avanti così apriamo una compagnia di pompe funebri.
Six feet under.


Nikolino77

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